Metodo “del contatto” di Tellington-Jones
Questo metodo è stato creato da Linda Tellinghton-Jones con lo scopo di aumentare la collaborazione tra uomo e cavallo. Il metodo si basa sull’assuefazione e desensibilizzazione del cavallo al contatto umano, tramite la stimolazione della produzione di endorfine endogene. Vengono usati movimenti circolari della mano per rilassare il soggetto, accarezzando zone particolari del corpo, come il garrese, simulando il mutual-grooming. Il processo utilizza un condizionamento classico, poiché uno specifico stimolo viene associato ad uno stato di rilassamento o ad una risposta endogena e può essere associato anche ad altri stimoli, come ad esempio la voce. Alcuni segnali vocali, oltre alla carezze, possono essere usati per associare nuovi stimoli, a questo stato di rilassamento. L’esperienza dell’ideatrice del metodo dimostra, però, che il massaggio non è sufficiente a calmare un soggetto pauroso o particolarmente eccitato. La differenza con il metodo successivo di Miller consiste nel fatto che viene praticato su cavalli adulti e non sui puledri.
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lunedì, novembre 24, 2008
lunedì, febbraio 25, 2008
Doma dolce? Si, vi prego!
Approccio uomo-cavallo secondo Pat Parelli
Secondo Parelli (2002) tra i cavalli e l’uomo è possibile instaurare con naturalezza un ottimo rapporto attraverso la comunicazione, la comprensione e la psicologia. Per poter attuare questo, ha messo a punto la tecnica “Natural Horse-Man-Ship”, che si basa su questi otto principi:
-il rapporto uomo-cavallo naturale;
-non essere prevenuti;
-la comunicazione reciproca;
-cavalli ed esseri umani hanno le stesse responsabilità;
-la giustizia è l’atteggiamento migliore;
-il linguaggio del corpo è universale;
-i cavalli insegnano ai cavalieri ed i cavalieri insegnano ai cavalli;
-concetti, scopo e tempo sono gli strumenti dell’insegnamento.
Un horseman naturale deve possedere dieci qualità: cuore e desiderio, rispetto, impulso, flessione, atteggiamento, sensazione, tempismo, equilibrio, saggezza ed esperienza.
Lo schema del “Natural Horse-Man-Ship” è composto da sei chiavi: atteggiamento, conoscenza, equipaggiamento, tecniche, tempo, immaginazione.
La tecnica prevede l’esecuzione di “sette giochi”, che formano la base del linguaggio con il cavallo. Si basano sulla logica delle prede e sono gli stessi giochi che i cavalli attuano tra loro per stabilire la scala gerarchica del branco, sono: il gioco dell’amicizia, del porcospino, di guida, dello yo-yo, del circolo, del movimento laterale, della strettoia.
Ad esempio nel gioco dello “yo-yo”, il cavallo impara ad associare l’avvicinamento all’addestratore al rilascio della pressione. Nel gioco della “pressione”, il cavallo impara a tollerare la presenza dell’uomo, che si avvicina sempre di più, mentre l’addestratore impara a riconoscere le reazioni del cavallo. Questa tecnica si basa molto sui rinforzi negativi, poiché il cavallo impara un certo comportamento per evitare uno stimolo avverso. Lo scopo dei “sette giochi” è creare una relazione tra l’uomo ed il cavallo basata sull’amicizia, sulla fiducia e la dominanza. Il primo stadio consente di sviluppare una consistente relazione uomo-cavallo basata sull’uso delle posizioni del corpo per premiare o “punire” il cavallo in seguito a risposte corrette o meno. Questo metodo utilizza specifici modelli comportamentali della specie equina, con rinforzi negativi per incoraggiare il corretto comportamento.
Secondo Parelli (2002) tra i cavalli e l’uomo è possibile instaurare con naturalezza un ottimo rapporto attraverso la comunicazione, la comprensione e la psicologia. Per poter attuare questo, ha messo a punto la tecnica “Natural Horse-Man-Ship”, che si basa su questi otto principi:
-il rapporto uomo-cavallo naturale;
-non essere prevenuti;
-la comunicazione reciproca;
-cavalli ed esseri umani hanno le stesse responsabilità;
-la giustizia è l’atteggiamento migliore;
-il linguaggio del corpo è universale;
-i cavalli insegnano ai cavalieri ed i cavalieri insegnano ai cavalli;
-concetti, scopo e tempo sono gli strumenti dell’insegnamento.
Un horseman naturale deve possedere dieci qualità: cuore e desiderio, rispetto, impulso, flessione, atteggiamento, sensazione, tempismo, equilibrio, saggezza ed esperienza.
Lo schema del “Natural Horse-Man-Ship” è composto da sei chiavi: atteggiamento, conoscenza, equipaggiamento, tecniche, tempo, immaginazione.
La tecnica prevede l’esecuzione di “sette giochi”, che formano la base del linguaggio con il cavallo. Si basano sulla logica delle prede e sono gli stessi giochi che i cavalli attuano tra loro per stabilire la scala gerarchica del branco, sono: il gioco dell’amicizia, del porcospino, di guida, dello yo-yo, del circolo, del movimento laterale, della strettoia.
Ad esempio nel gioco dello “yo-yo”, il cavallo impara ad associare l’avvicinamento all’addestratore al rilascio della pressione. Nel gioco della “pressione”, il cavallo impara a tollerare la presenza dell’uomo, che si avvicina sempre di più, mentre l’addestratore impara a riconoscere le reazioni del cavallo. Questa tecnica si basa molto sui rinforzi negativi, poiché il cavallo impara un certo comportamento per evitare uno stimolo avverso. Lo scopo dei “sette giochi” è creare una relazione tra l’uomo ed il cavallo basata sull’amicizia, sulla fiducia e la dominanza. Il primo stadio consente di sviluppare una consistente relazione uomo-cavallo basata sull’uso delle posizioni del corpo per premiare o “punire” il cavallo in seguito a risposte corrette o meno. Questo metodo utilizza specifici modelli comportamentali della specie equina, con rinforzi negativi per incoraggiare il corretto comportamento.
mercoledì, gennaio 23, 2008
Come si "doma" un cavallo?!?
Di seguito si tratteranno solo i sistemi di doma naturale.
La necessità di creare un dialogo con il cavallo, ha dato origine, nel corso del nostro secolo a varie tecniche che cercano di sfruttare la natura di questo animale per instaurare un rapporto naturale con l’uomo. Di seguito ne vengono riportate alcune.
Tipi di doma alternativa o naturale
1) Tecnica dell’“Approccio e ritirata” di Jeffery
Questa tecnica viene usata dai Nativi d’America per addomesticare i cavalli selvaggi. Il metodo si svolge in questo modo:
-isolare il soggetto da qualsiasi distrazione in modo che la sua attenzione sia focalizzata solo sull’addestratore;
-muoversi lentamente, soprattutto nel momento in cui ci si avvicina al cavallo, abituandolo gradatamente al contatto;
-assicurarsi che il cavallo dipenda dall’addestratore per rimuovere gli stimoli avversi;
-mettere a disposizione del cavallo una zona di fuga, lontana da stimoli sconosciuti o spiacevoli.
Il cavallo viene posto all’interno di un recinto rettangolare con una corda al collo, se si allontana dall’uomo, la corda si stringe, se si avvicina la corda si allenta. Il cavallo impara, attraverso il rinforzo negativo, che avvicinandosi all’addestratore rimuove lo stimolo avverso, cioè la corda che si stringe. Una volta che il cavallo ha associato il suo avvicinamento all’uomo alla scomparsa dello stimolo avverso, l’addestratore procede gradatamente con questa tecnica, fino a toccarlo, accarezzarlo su tutto il corpo, insellarlo ed infine a cavalcarlo.
La necessità di creare un dialogo con il cavallo, ha dato origine, nel corso del nostro secolo a varie tecniche che cercano di sfruttare la natura di questo animale per instaurare un rapporto naturale con l’uomo. Di seguito ne vengono riportate alcune.
Tipi di doma alternativa o naturale
1) Tecnica dell’“Approccio e ritirata” di Jeffery
Questa tecnica viene usata dai Nativi d’America per addomesticare i cavalli selvaggi. Il metodo si svolge in questo modo:
-isolare il soggetto da qualsiasi distrazione in modo che la sua attenzione sia focalizzata solo sull’addestratore;
-muoversi lentamente, soprattutto nel momento in cui ci si avvicina al cavallo, abituandolo gradatamente al contatto;
-assicurarsi che il cavallo dipenda dall’addestratore per rimuovere gli stimoli avversi;
-mettere a disposizione del cavallo una zona di fuga, lontana da stimoli sconosciuti o spiacevoli.
Il cavallo viene posto all’interno di un recinto rettangolare con una corda al collo, se si allontana dall’uomo, la corda si stringe, se si avvicina la corda si allenta. Il cavallo impara, attraverso il rinforzo negativo, che avvicinandosi all’addestratore rimuove lo stimolo avverso, cioè la corda che si stringe. Una volta che il cavallo ha associato il suo avvicinamento all’uomo alla scomparsa dello stimolo avverso, l’addestratore procede gradatamente con questa tecnica, fino a toccarlo, accarezzarlo su tutto il corpo, insellarlo ed infine a cavalcarlo.
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Ecco alcune immagini del paesaggio preolimpico visto da cavallo!!
31-10-2005
Val susa oulx.
